GIOV. 13-12 – LA TASSA DISCRIMINATORIA SULLE RIMESSE DEGLI IMMIGRATI

Le rimesse verso l’estero degli immigrati residenti in Italia sono tornate improvvisamente d’attualità dopo l’introduzione nel decreto fiscale di un’imposta dell’1,5% sulle transazioni finanziarie superiori a 10 euro effettuate tramite i money transfer verso i paesi extra-Ue. Tra le proteste degli operatori che, dietro la nuova tassa, vedono il rischio di una nuova spinta al sommerso come accaduto dopo un intervento analogo del governo Berlusconi nel 2011 poi eliminato da Monti. In un settore su cui peraltro anche la Guardia di finanza ha di recente acceso un faro. Dalla tassa dell’1,5% il governo conta di incassare 63 milioni da utilizzare per coprire la detassazione sulle sigarette elettroniche. Il dato è contenuto nella relazione tecnica all’emendamento approvato al Senato, da cui emerge che il calcolo è stato fatto su una massa “imponibile” di 4,2 miliardi. A questa cifra si arriva depurando i 5 miliardi di rimesse verso l’estero censite da Bankitalia dai movimenti che riguardano i Paesi europei. La novità non piace al Money transfer working group (Mtwg) che in un paper rivede al ribasso le stime a 12-15 milioni, considerate anche le minori imposte sui guadagni che saranno versate dagli agenti del settore.

L’argomento verrà trattato giovedì 13 dicembre al Circolo della Stampa (corso Italia 13) con inizio alle 17 nell’incontro dal titolo “La tassa discriminatoria sui money transfer”, organizzato da UnitedColtures CultureUnite, con l’adesione del Circolo Che Guevara e contributi dei sindacati Cgil, Cisl e Uil.

Parteciperanno Buba Assy, amministratore del gruppo UnitedColtures, Luigi Gaudino, professore di diritto comparato all’università di Udine, Alessandra Fantin, avvocato collaboratrice dell’Ics (Consorzio italiano di solidarietà). Modera Maria Luisa Puglia, amministratrice del gruppo UnitedColtures.