MERC. 13-12 – LE MASCHERE DELLA DEMENZA

“Le maschere della demenza: le pseudo demenze”. E’ il titolo dell’incontro che si terrà mercoledì 13 dicembre alle 17.30 al Circolo della Stampa (sala Paolo Alessi, primo piano, corso Italia 13). Ne discuteranno il professor Maurizio De Vanna e lo psichiatra e psicoterapeuta Franco Garonna. Per introdurre questo delicato argomento bisogna partire dal dato dell’invecchiamento della popolazione. Secondo l’ISTAT nel nostro Paese la popolazione di ultra sessantacinquenni, negli ultimi 10 anni (2007-2017), è passata da 11,7 milioni a 13,5 milioni, gli ultra novantenni sono quasi raddoppiati e gli ultra sono aumentati di circa due terzi. A fronte di un aumento della popolazione anziana, è altrettanto aumentata la quota di anziani cosiddetti “fragili”, pari al 12 % della stessa popolazione, vuol dire un anziano su 10, presenta problemi di salute più gravi di ciò che ci si potrebbe attendere dal fisiologico progredire dell’età. E’ appunto quel concetto stigmatizzato di “ageism”, secondo il quale quando si invecchia tutto peggiora, in sintesi invecchiare come malattia. Ma sappiamo che non è così. Anche per quanto riguarda le demenze è utile sapere che il concetto di involuzione cerebrale è stato ampliato a molte condizioni che non necessariamente esitano nell’infausta malattia neuro-degenerativa, forma a rapida evoluzione ed esito letale con un quadro clinico e anatomo-patologico pervasivo di destrutturazione, una sorta di cirrosi della mente. In effetti, il funzionamento dei soggetti, anziani con co-morbilità tra cui anche la depressione, risulta compromesso dal punto di vista delle capacità. Ma non è la memoria l’aspetto più determinante. Anzi questa, se accuratamente stimolata, come altre funzioni percettive e cognitive, può essere preservata e l’individuo può ancora esprimere le sue qualità e la sua utilità e significatività sociale. Non occorrono solo i farmaci, e sono assolutamente da evitare l’isolamento e la deprivazione. Se abbandoniamo il termine di demenza e incominciamo a considerare l’evoluzione fisiologica della persona, accompagnandola anche nell’ultimo tratto esistenziale, possiamo costruire modelli di cura e di assistenza più consapevoli delle grandi capacità che ha il nostro cervello, anche quando gli anni passano.