MERC. 29-11 – RADUNO DELL’EURODESTRA A TRIESTE

Mercoledì 29 novembre, alle ore 11, al Circolo della Stampa (corso Italia 13, sala Paolo Alessi, primo piano) sarà presentato dai firmatari un documento di protesta per l’organizzazione nella nostra città del raduno dell’Eurodestra.

“Abbiamo appreso dell’organizzazione a Trieste del primo congresso nazionale di Fratelli d’Italia cui sono stati invitati i leader rappresentanti di Forza Italia  e della Lega assieme ad autorevoli esponenti della destra europea, da Marine Le Pen a Heinz-Christian Strache. Secondo l’articolo pubblicato da “Il Piccolo” in data 18 ottobre 2017 (Trieste, meta per il raduno dell’Eurodestra), è prevista la presenza di 4000 delegati in una città che è indicata dagli stessi organizzatori come “la Madonna nella destra italiana”, l’aspirazione massima per i veri patrioti. Questo messaggio ci addolora e ci indigna. Questo messaggio non deve passare.

L’invito agli autorevoli esponenti della destra europea ammanta di tinte razziste e xenofobe il fosco nucleo di quello che per Trieste non è mai stato un “sano patriottismo”.

Amare la Patria ha avuto in questa città molteplici espressioni. Poteva indicare l’amore per la propria identità nazionale, per la propria lingua e cultura, non disgiunto da quello nei confronti di altri popoli qui conviventi; poteva significare il sogno di una Patria migliore e la lotta per quell’ideale. Molti uomini e donne hanno sacrificato i loro giorni per un patriottismo inclusivo, il patriottismo della libertà, della pace e del rispetto reciproco: tra italiani e sloveni soprattutto, e poi ancora tra italiani e austriaci, armeni, croati, greci, ebrei, serbi, turchi. La bellezza di questa città si è costruita sulla molteplicità di presenze nazionali, linguistiche e religiose che l’hanno resa unica nel panorama italiano.

Se si vuole al contrario ripercorrere la strada delle sofferenze, il pensiero deve andare al patrimonio materiale e immateriale che Trieste ha perso a causa dei nazionalismi e poi, soprattutto, nel corso del ventennio fascista.  Quel preziosissimo patrimonio di radici e culture plurime è stato impoverito e ridotto a brandelli dalla violenza del fascismo di confine e dal suo progetto totalitario.

Ci indigna la mancanza di memoria riguardo a un passato così tragico: dall’attacco brutale delle squadre fasciste fino alle leggi contro l’uso pubblico della lingua slovena e croata, ai campi d’internamento, ai processi, alle condanne a morte, alle espulsioni, alla decapitazione di un’intera classe dirigente, messa al bando perché “non italiana e fascista”. L’identificazione tra italianità e fascismo è costata alla Venezia Giulia e all’intero Paese lacrime e sangue. Come si può dimenticare l’aggressione del regime fascista, in accordo con i nazisti, alla vicina Jugoslavia, con tutto il peso dello strazio che ne è seguito? Arresti, deportazioni, villaggi bruciati. E che maschera si può usare per ricacciare nell’ombra l’annuncio clamoroso delle leggi razziali in piazza Unità, a Trieste, per bocca dello stesso Mussolini nel 1938? La foltissima comunità ebraica condannata dai fascisti alla morte civile, si disintegrò nel giro di poco tempo per mano del feroce alleato nazista cui i rinati fascisti di Salò prestarono con zelo il proprio aiuto. La Risiera di San Sabba è il monumento nazionale che sta lì a ricordare tali misfatti: inquinamento dell’anima, ferite non sanabili. Cancellare questa tragedia con il sangue delle altre che seguirono – le foibe – non ha fondamento storico e soprattutto contraddice una reale consapevolezza civile e umana. Né è lecito scordare che è stata la scelta del fascismo di schierare l’Italia a fianco della Germania nazista nella guerra mondiale e di concorrere alla spartizione dei Balcani, la causa determinante della perdita della sovranità italiana su Zara, Fiume e l’Istria.

Mai più, si diceva fino a poco fa. Mai più si deve ripetere ora con forza: la dignità umana non accetta il furore rabbioso delle discriminazioni e dell’odio”.

Il documento è firmato da: Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione, Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, l’Istituto Saranz, Centro studi Scipio Slataper, Istituto giuliano di storia cultura e documentazione, Sezione di storia e Etnografia della Biblioteca slovena e degli studi di Trieste (Odsek za zgodovino in etnografijo Narodne in študijske knjižnice)  e dal Circolo Istria. Hanno aderito l’Anpi provinciale di Trieste, il Circolo Che Guevara,  il Circolo Tina Modotti, ‘Associazione Guide Turistiche del Friuli Venezia Giulia e la rivista  Il Ponte Rosso.