GIOV. 09-03 – PATTO DI ROMA

Un capitolo poco conosciuto della Grande Guerra sarà raccontato giovedì 9 marzo alle 17.30 in sala Paolo Alessi del Circolo della Stampa, (corso Italia 13, primo piano). Protagonista il professor Francesco Leoncini, già docente di Storia dei Paesi Slavi a ca’ Foscari, autore del volume “Il Patto di Roma e la Legione ceco-slovacca”. Il Patto costituisce il risultato del “Congresso di Roma delle nazionalità oppresse  dall’Impero  austro-ungarico” che ebbe luogo nell’aprile del 1918, dove si decise l’abbattimento della Monarchia danubiana e l’intesa italo – jugoslava. Dichiarazioni che costituiscono l’atto di nascita di quella che sarebbe stata la Nuova Europa. Questo passaggio venne rimosso al momento delle trattative di pace, travolto dalla pretestuosa invenzione della “vittoria mutilata”, ed è stato a lungo trascurato dalla storiografia.

Il Patto di Roma costituisce il superamento del Patto di Londra in base al quale l’Italia era entrata in guerra. Abbandonata qualsiasi velleità imperialistica e una politica di mere rivendicazioni territoriali, l’Italia riesce a formulare in questa occasione un disegno di respiro europeo e porsi al centro di un vasto schieramento internazionale, cosa che poteva soddisfare contemporaneamente i suoi interessi strategici e l’aspirazione a giocare un ruolo di prima grandezza quale punto di riferimento politico e culturale.

La conseguente costituzione di un esercito cecoslovacco unico ed autonomo posto dal punto di vista nazionale,  politico, giuridico, sotto l’autorità del Consiglio Nazionale dei Paesi cecoslovacchi di Parigi, rappresenta il risultato più rilevante di quella svolta nella politica estera italiana a favore della dissoluzione della Monarchia asburgica e per il riconoscimento dell’indipendenza delle nazionalità che avrebbero dato vita agli Stati della Nuova Europa.

In tal modo riprende vigore quel filone liberal-democratico volto a un’alleanza strategica con i movimenti di rinascita nazionale dell’Europa centrale quale era stata prefigurata nel corso del Risorgimento da Giuseppe Mazzini.